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L'intervista della settimana: Antonio Capuozzo

Da Scampia alla Serie A

Antonio Capuozzo è riuscito a trasformare in realtà il suo sogno di  bambino.  Portiere determinato in campo, uomo dal cuore d’oro fuori.  Fierissimo, delle sue origini e del suo passato che gli ha fatto muovere i  primi passi in uno dei quartieri più difficili d’Italia, Scampia. Orgoglioso del suo riscatto e della sua forza di volontà, della sua lunga gavetta nel mondo dello sport che lo ha portato a difendere la  porta biancazzurra e a conquistare un Campionato, una Coppa Italia e due Supercoppa. Un risultato sudato che premia una carriera non facile, perché Antonio è arrivato  dov’è perche se lo merita.  È uno che non molla mai, nemmeno quando sacrifici e lavoro sfumano per un infortunio, come successo circa un mese fa.

Questa l’intervista rilasciata alla nostra redazione.

Antonio, innanzitutto come stai? A che punto è la tua preparazione?

La frattura dello scafoide è un po’ un incubo per i portieri, ma il peggio è passato. Mi sento molto bene, l’infortunio è alle spalle.  Da diversi giorni lavoro con i miei compagni, ho recuperato e sono pronto a tornare in campo.

Il tuo è stato è un recupero lampo. Quanto conta l’aspetta mentale  dopo un  infortunio?

La mia esperienza mi porta a dire che nel recupero da un infortunio l’aspetto mentale,  ha un grosso peso. È  fondamentale riacquistare subito sicurezza e altrettanto importante è la vicinanza alla squadra.  Nel mio caso ha inciso tanto la mia determinazione ma senza l’apporto del gruppo non ce l’avrei fatta. Tutti mi hanno sostenuto medici, compagni, staff tecnico. Questo mi ha fatto sentire motivato a dare il massimo e a tornare in campo più velocemente possibile. Non mi stancherò mai di ringraziarli.

In questo periodo gli infortuni hanno attanagliato la squadra. Il  tuo  recupero è importantissimo in vista di una fase calda della stagione vi aspetta la doppia sfida

Sarà sicuramente particolare affrontare la stessa squadra nel giro di cinque giorni. L’ Imola è una buonissima squadra composta da giocatori che si conoscono molto bene e che ci terranno sicuramente a fare bella figura.  Gli infortuni sono stato un grosso handicap  in questa fase della stagione. Per quanto mi riguarda mi sento di dire che chi è stato chiamato in causa ha fatto più che bene. Pietrangelo, a dispetto della giovane età, per me è uno dei migliori portieri attualmente.

Una  scuola di portieri  italiana in crescita. Cosa ne pensi?

Diciamo, in generale, che la scuola dei portieri italiani che aveva forse subito qualche anno di difficoltà, si sta riprendendo alla grande e alcuni giovani molto interessanti iniziano ad affacciarsi nel panorama del futsal italiano.

Che consigli ti senti di dare ai più giovani?

Più che consigli tecnici mi sento di dire che alla base di tutto c’è  il credere in ciò che si fa. Sembra banale ma non lo è: io consiglio di crederci sempre, di avere un costante spirito di sacrificio e soprattutto di non abbattersi mai dopo un errore. Ritengo che a qualsiasi età si abbia il diritto di sbagliare. Gli errori credo davvero siano la base di partenza per la maturazione e la crescita individuale. Se vuoi celebrare un successo non c’è altra strada. In questo penso di poter essere un buon esempio: nel 2014 molti mi davano per finito, poi sono approdato al Pescara e direi che qualche soddisfazione sono riuscito a togliermela. Non bisogna mai stancarsi di credere nei sogni, mai. A me è successo questo”.

Parliamo delle tue origini. Sei nato in un quartiere  sicuramente non facile, dove è semplice prendere strade sbagliate. Che cosa ha rappresentato per te lo sport?

Grazie allo sport ho evitato determinate  strade, in un certo senso  è stata la mia salvezza. Non ho scelto di essere nato a Scampia ma se avessi potuto avrei scelto comunque di nascere li. Emergere in un quartiere come il mio è più difficile, ma mi rende ancora più fiero di quello che ho fatto.  Lo sport in certe realtà per i giovani  può essere uno straordinario strumento di educazione alla vita, perché aggrega, coinvolge e appassiona, sviluppa valori indispensabili e universali.

La parata più bella?

Difficile sceglierne una. Devo dire che ne ricordo,  sempre, due con grande affetto e orgoglio. Quella su Calderolli durante la semifinale per lo scudetto contro l’Acqua e Sapone e quella su Kakà contro il Kaos nella finale.

Sei scaramantico?

Si molto. Basta osservare  un mio riscaldamento pre-partita. Alcuni pensano sia matto ma ormai i rituali scaramantici fanno parte di me.

Obiettivi  e progetti futuri.

Attualmente il mio obiettivo è vivere l’ultima parte della stagione con il massimo della concentrazione per provare a vincere. In futuro sento di poter dare ancora molto in campo: mi piacerebbe tanto continuare a difendere la porta del Pescara. L’approdo nel capoluogo abruzzese ha segnato un svolta nella mia carriera e nella mia vita, sono molto legato ai colori che indosso e a questa terra. Per il dopo futsal non ho ancora progetti concreti e credo ci sia il tempo per valutare quali potranno essere le strade migliori da percorrere.

Grazie Antonio, alla prossima

Grazie a voi e un saluto a tutti i tifosi biancazzurri. Forza Pescara!

Pubblicata in Maschile il2017-03-15 18:38:00

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