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L'intervista della settimana: Lorenzo Pietrangelo

"Da bambino sognavo di vestire la maglia biancazzurra"

La nostra redazione ha voluto, per questa settimana, puntare i fari sul portiere Lorenzo Pietrangelo. Il giovane “Lollo”, specialista para-rigori, si è raccontato ai nostri microfoni, ripercorrendo i suoi inizi e svelandoci  un sogno nel cassetto...

Allora Lorenzo, iniziamo facendo un tuffo nel passato: quando hai iniziato a tirare i primi calci al pallone?

Sin da piccolissimo adoravo giocare a pallone: a due o tre anni avevo già la palla fra i piedi. Sono cresciuto sognando di far diventare la mia passione un lavoro.

 

Hai iniziato subito a giocare come portiere?

No, innanzitutto  devo dire che ho iniziato a giocare a calcio e non a futsal e non fra i pali. Poi un giorno, a fine allenamento, anziché calciare i rigori assieme ai miei compagni, ho provato a mettermi dall’altra parte, scoprendo di cavarmela piùttosto bene.

Come e quando è avvenuto il passaggio dai campi di calcio ai parquet?

Dopo un torneo estivo al Palarigopiano ho capito di preferire il mondo del futsal e di voler proseguire la mia carriera sul parquet, sono fiero della mia scelta.

Nonostante la grande esperienza sei giovanissimo: Quanto ha inciso la tua famiglia fino ad ora nella tua carriera?

Il supporto della famiglia è importantissimo; io mi ritengo fortunato, la mia mi ha sempre sostenuto e incoraggiato. In particolare mio padre, grandissimo tifoso pescarese, è sempre stato presente nel migliori dei modi. La sua la definisco una presenzia silenziosa, mi è stato vicino senza mai alcuna pressione, senza mai essere invadente, mi ha sempre lasciato scegliere. Non mi stancherò mai di ringraziarlo.

Che cosa rappresenta per te la maglia biancazzurra?

Vestire la maglia del Pescara è sempre stato il mio sogno. Sono nato e cresciuto qui, far parte di questa società mi riempie di orgoglio.

Ti ispiri a qualcuno?

Non mi ispiro a nessuno in particolare, ma provo a prendere il meglio dai miei colleghi, mantenendo un mio stile personale.

Che rapporto hai con il tuo compagno di reparto Antonio Capuozzo e con il preparatore Luca Chiavaroli?

Un rapporto eccezionale. C’è un feeling straordinario che ci unisce: lavoriamo a stretto contatto quotidianamente aiutandoci a vicenda; entrambi hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita fra i pali, faccio tesoro di ogni loro consiglio.

Ormai sei conosciuto da tutti come lo specialista para-rigori: c’è un segreto? Studi gli avversari o è solo merito del tuo intuito ?

Un mix fra i due aspetti. Spesso assieme al nostro preparatore studiamo meticolosamente i rigoristi ma credo che il mio intuito faccia tanto, è una dote naturale.

"Se non sei tormentato dopo aver fatto un errore, non sei un grande portiere”. Queste le parole di un numero 1 del passato Lev Yashin, portiere russo. Qual è il tuo stato d’animo dopo un errore?

Durante la gara non ci penso perché sarei condizionato. Sono molto critico con me stesso e a fine partita ripenso a quello che ho sbagliato. Il ruolo del portiere è delicato: noi siamo quelli a cui è concesso sbagliare meno. L’errore fa parte del gioco: credo che la differenza la faccia non tanto il non commettere errori, ma rialzarsi ed essere subito concentrati sulla prossima azione, sulla prossima parata.

Hai un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe vestire la maglia della nazionale. Sarebbe un grande traguardo. Ora penso solo a lavorare duro e a difendere la porta del Pescara, provando a migliorarmi giorno dopo giorno.

Grazie, Lorenzo.

Grazie a voi, Foza Pescara

 

DELFINI COMMUNICATION AND PRESS OFFICE

LUCA VISCONTI

Pubblicata in Maschile il2017-04-07 14:02:00

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